sabato 16 dicembre 2017

MinimaRecensioneCinema



La ruota delle meraviglie 

di Woody Allen


Quando esce un film di Woody Allen è sempre un buon giorno per il cinema.
La vita si rivitalizza, anche a dispetto di un ottimo lavoro non del tutto capolavoro.
La ruota delle meraviglie è un capolavoro solo dal punto di vista estetico.
Meravigliante bellezza.
Il bello sta nella bravura della coppia di attori protagonisti che interpretano la coppia intorno alla quale è costruita la pellicola, i bravissimi Jim Belushi e Kate Winslet.
Interpretazione memorabile.
Il bello irresistibile risiede nel trionfo di cura estetica cinematografica,
regia e fotografia molto curate,
costumi scenografie ambientazioni frutto della maestria di Santo Loquasto,
sceneggiatura accurata,
bei dialoghi,
storia intera,
personaggi ben tratteggiati.
A proposito di personaggi, letteralmente meraviglioso il bambino.
Vedere per credere.
Unica cosa poco convincente di questa benvenuta fatica di Woody Allen è il ritmo.
Dire lento non è esatto, per essere più precisi si potrebbe dire scarso in adrenalina narrativa.
In ultima analisi, un'opera a sé.
Anche perché si ride pochissimo.
La bellezza meravigliante estetica distrae, di tanto in tanto, dal susseguirsi dei fotogrammi che sono tutti - nessuno escluso - vere opere d'arte.
Perciò qualche sbadiglio sparso è probabile.
Tuttavia, quanta meraviglia!
Forse troppa.


giovedì 20 luglio 2017

A proposito del 20 luglio


A proposito del 20 luglio


Abitavo a Castelletto nel 2001.
Era di giugno e già alle 7 del mattino venivamo svegliati dal rumore degli elicotteri sopra Spianata.
Tutte le mattine.
Una tensione terribile che cresceva di ora in ora, di giorno in giorno, di settimana in settimana.
Una mattina si venne a sapere della invenzione della Zona Rossa Gialla Verde, scoprimmo che alcune zone sarebbero state chiuse da tante gabbie di ferro inviolabili inaccessibili presidiate da millemila forze dell'ordine e dall'esercito e da corpi speciali di Polizia.
Appresi che da un certo momento in poi non mi sarebbe più stato possibile fare il mio solito giro da cittadina libera, prendere l'ascensore e da Portello raggiungere Campetto o le Vigne o Caricamento.
Fu allora che scelsi di non andarmene, incredula per la surrealtà tragicamente reale respirata in un clima spaventoso da improvvisa guerra (in)civile.
Sentii che Genova fosse in grave pericolo.
Eravamo tutti in pericolo, era in pericolo la democrazia.
Ricordo lo sgomento impresso negli occhi del nostro Sindaco Beppe Pericu (Maiuscolo, l'ultimo Sindaco genovese a meritare la S grande), ricordo che la mia incredulità e quella dei miei amici si rispecchiava perfettamente nella sua.
Scelsi di restare.
Scelsi di esserci.
Scelsi di stare vicina, stretta stretta, alla mia Genova incredibilmente violentata.
Poi fu il giorno dei containers piazzati a mo' di barriera di guerra alla Foce, e la Fiera del Mare trasformata in un enorme campo di raduno di mezzi militari paramilitari spaziali extraspaziali e dozzine di corpi speciali non identificati.
La democrazia ferita.
Prove tecniche di fascismo e lo Stato di Diritto in grave pericolo.
La questura occupata e presidiata dai "politici" romani seduti alla cabina di regia.
Nomi che non dimentico.
Il signor fascista Fini (defascistizzatosi a Fiuggi in un pomeriggio, come quando si beve un bicchier d'acqua purificatrice), il signor Scajola quello dell'adesione alla mafia a sua insaputa, con attico romano annesso.
Nonostante tutto, o proprio per la consapevolezza dell'eterno ritorno del sempre peggio nel mondo, il 19 luglio in Piazza Carignano formammo un immenso fiume umano di gente colorata, danzante, festosa, di una bellezza palpabile sconcertante.
Un mondo migliore è possibile.
La sera a casa il divieto categorico di uscire dall'appartamento chiuso a doppia mandata a mia figlia Alice, allora 16enne, ragionevolmente piena di voglia di migliorare il mondo circostante.
Scoppierà il finimondo, si rischia la vita, dichiarazioni di guerra ovunque, tutto tragicamente sbagliato, la follia criminale dei proclami farneticanti delle Tute Bianche, polizie parallele, governanti squadristi, tu non esci da quella porta.
Poi il resto, diciamo così, lo sanno tutti.
O meglio, a ciascuno la sua verità personale e nessuna Verità.
Carlo io ti ricordo a Campetto.
Pochi giorni prima delle gabbie, quando eravamo ancora liberi di chiedere e di rifiutare, i tuoi occhi azzurri bellissimi, i tuoi cani, il tuo "Grazie lo stesso, tu mi sorridi e il tuo sorriso vale molto piu di una monetina."
A proposito del 20 luglio 2001 a Genova.

lunedì 24 ottobre 2016

Notturno in ottobre




Notte d'autunno genovese che sembra profondo inverno,
controvento piovoso buono per lupi di mare umidi di salsedine,
in cerca di una tana notturna asciutta e familiare.

martedì 9 febbraio 2016

Di questi sogni vorrei sognare


Vorrei poter suggerire al mio inconscio il buon sogno della notte.
Vorrei che ascoltasse il bisogno di onde salate che mi pervade.
Vorrei che intercettasse il desiderio di tuffarmi, sprofondando in mezzo ai pesci camoglini o tra i verdiblu smeraldo della Gallura di maggio, quando il maestrale profuma di mirto e le conchiglie s'impastano di schegge di corallo.
Vorrei che allungasse lo sguardo oltre la linea dell'orizzonte per offrirmi l'anteprima dell'utopia di terra e di mare che è guscio di protezione, casa della mia anima sottile.
Di questi sogni vorrei sognare.
In questi mari vorrei nuotare.
Tra questi mondi vorrei disperdermi.

Vorrei la musica di mare a musicarmi la notte.
L'inconscio sa, l'inconscio contempla le sinfonie notturne della conciliazione e della resa, laddove il corpo spiaggia leggero nella sabbia.
Il mio inconscio risponde, a modo suo parla, si esprime.
Dice che posso volere, anche senza il condizionale.
Dormiremo bene questa notte, noi due uniti in sogno e in utopia di acqua marina.
E sinfonie per pesci conchiglie alghe corallo dune di sabbia.

[8 febbraio 2016]

giovedì 28 gennaio 2016

Pioggia sottesa






Piccola pioggia appesa
Sottesa
Acqua sottile 
Fertile
Abbraccio umido
Timido
Velina celestiale
Cordiale
Piccola pioggia delicata
Ambrata
Scudo sfuggente
Prudente
Signora cortese
Genovese

martedì 22 dicembre 2015

La girandola delle cose perdute



La girandola delle cose perdute
Sorvola le onde
Inzuppata di acqua e sale
S'inabissa nei mari profondi
Trasmuta il fardello nostalgico
In nobili pasti per creature marine

domenica 20 dicembre 2015

Buongiorno verità



Buongiorno verità


La verità è sostanza
Essenza sostanziale
Sostanzialmente vita

venerdì 18 dicembre 2015

MinimaRecensione - Irrational Man


Irrational Man, Woody Allen

Se non ci fosse Woody Allen bisognerebbe inventarlo.
Irrational Man è una sorta di compendio della sua intera opera cinematografica.
Il film ruota intorno alla distruttività amorosa, all'ambiguità razionale, al cinismo, alle voragini interiori, al cortocircuito creato dalla grande intelligenza razionale che coabita con l'analfabetismo emotivo.
Il tutto rappresentato con elegante maestria.
Fotografia splendida, musiche perfette, attori molto bravi.
La prima parte è il trionfo della leggerezza filosofica: la filosofia in senso alto e la filosofia della vita s'intrecciano con le debolezze umane tipiche della borghesia colta, prevedibilmente razionale e banalmente irrazionale.
La seconda parte vede la commedia virare sul noir, nero surrealista ma al contempo iperrealista.
Qualche cambiamento nel ritmo narrativo rende forse disomogenee le due parti del film, tuttavia si tratta di variazioni nel passo di regia mentre la sceneggiatura resta integra.
Piccolo difetto dentro all'ennesimo bel film di cui Woody Allen ci ha fatto dono.
Viva il cinema e viva Woody con i suoi luminosi Ottanta!

domenica 13 dicembre 2015

Sogno crudo



Il sogno crudo della notte
Nell'anima diurna s'è annidato
Vuole essere indossato
Testardo assurdo reiterato
Figlio d'intime silenziose lotte


mercoledì 2 dicembre 2015

Cara notte



Cara notte,
ci ritroviamo sole
tu ed io
immerse nell'arco onirico
dove s'adombra amore
nell'eccesso di verità

Sii tenera, nella crudezza
Sii giusta, nel valutare
Indossa la grazia sopra i tuoi gesti
Disegna nuove dimore
Concedimi stanze di compassione
Ripara queste due ali sciupate dal vento

mercoledì 29 luglio 2015

MinimaRecensione Bob Dylan+FdG LuccaSF 2015



1 luglio 2015 Lucca SF serata di apertura, Bob Dylan e Francesco De Gregori 


E' un primo Luglio torrido a Lucca e in tutta la lucchesia.
Temperature tra 33 e 36° fino a sera inoltrata; luna quasi piena, c'è chi ne vede una, chi invece ripone fiducia in milioni e milioni di stelle e nel cielo misterioso con due lune gemelle.
Il Lucca Summer Festival 2015 ci ha regalato una serata di apertura da "E in principio, musica fu."
Luce o musica, medesimo richiamo all'insegnamento delle origini della vita sulla Terra.
E così a Lucca è di nuovo Bob Dylan, preceduto da Francesco De Gregori, come molti lustri addietro.
Non posso fare confronti, me ne dispiaccio ma io, circa una ventina di anni fa, non ero presente all'omologa serata di esordio del LSF.
Posso però raccontare di ieri, di una sera musicale davvero degna di nota, meritevole di sforzi enormi di adattamento al caldo estremo e al pessimo trattamento riservato agli spettatori con posto in piedi.
De Gregori in grande forma, ha suonato un'ora abbandontante, scegliendo con intelligenza di accontentare tutti (e soprattutto se stesso) affiancando a pezzi recenti, capolavori come Rimmel, La donna cannone, Leva calcistica del '68.
Voce di nuovo bellissima, chiara, forte, profonda leggera, come ai vecchi tempi.
Piacere scanzonato, unito a pezzi da brivido, eseguiti con la sua miglior calibratura poetica.
Il momento di ingresso del cappello di Bob Dylan (per noi incastrati in una sorta di ristretta fornace a cielo aperto, posta al lato sinistro del palco, era quasi impossibile vederlo direttamente, al di là dei maxi-schermi con un livello video pessimo) è stato davvero emozionante.
Certezza materializzata di presenziare a un evento musico più unico che raro, uno dei padri del cantautorato internazionale sceso dal suo Paradiso per farci dono di due ore deliziose di voce, parole, esecuzione tecnicamente impeccabile.
La voce del Bob Dylan 74enne del terzo millennio merita una menzione speciale: per chi come me non è mai andato in visibilio di fronte al timbro asimmetrico, ammantato di nasalità non sempre gradevole, ritrovarla così profonda alla Tom Waits e però ripulita da sbavature, è stato un valore aggiunto inestimabile.
La selezione dei pezzi, col passare del tempo, ha tuttavia cominciato a diffondere semi di delusione velata tra i 10.000 presenti al concerto, già dopo i primi 45 minuti di esibizione.
Niente capolavori del calibro di Like A Rolling Stone, Mr Tambourine Man, Just Like A Woman o Time They're A-Changin'.
Nessun pezzo acustico.
Tanto piano e chitarra e armonica stratosferica e moltissimo spazio alla nuova band di bravi musicisti poco dylaniani, nel senso tradizionale del termine.
L'errore musicale più grave si è presentato in uno dei due bis con versione di puro stravolgimento di Blowin' In The Wind, resa irriconoscibile e sorprendentemente brutta.
La sua proverbiale ritrosia a un rapporto empatico dialogico col pubblico rasenta l'autismo.
Basti dire che De Gregori, in confronto a Bob Dylan, è apparso in veste di artista gioioso, molto affabile e caloroso.
Da sottilineare il tratto buffo della sua andatura e delle sue posture particolari, tipiche di chi appartiene a un cielo popolato da due lune gemelle e milioni di stelle.

domenica 8 marzo 2015

L'otto di marzo



La festa della donna mi ha sempre creato discreto disagio. 
Anche quand'ero bambina non mi riusciva di capire per quale sciocca ragione ci fossero esseri umani convinti dell'inferiorità di metà abbondante della specie di appartenenza.
E che la colpa della presunta inferiorità ricadesse proprio sulla metà capace del sommo miracolo della procreazione mi pareva pura follia.
La misoginia è una forma di delirio che colpisce esclusivamente l'animale umano e credo la dica lunga sulla cosiddetta superiorità dell'intelligenza umana.
La misoginia nell'epoca della sua riproducibilità tecnica mira all'efficienza seriale, quindi punta a mettere a segno il maggior numero di colpi sferrati.
Ecco perché ci sono tante storie maledette che si ripetono ogni giorno in modo sempre identico a se stesso.
Noi umani, in realtà, siamo soltanto dei bizzarri scimmioni oscillanti tra le più grandi potenzialità creative e la demenzialità fuori controllo: siamo perciò gli unici in grado di pianificare violenze e discriminazioni inaudite.
Vorrei tanto che l'umanità avesse voglia di valorizzare il magico incontro tra l'universo femminile e il mondo maschile.
Mi piacerebbe che l'8 marzo si leggesse e si imparasse a memoria il Simposio di Platone.
Sarebbe un regalo per l'intera umanità e ci consentirebbe un giorno di fare a meno di questa festa carica di disagio, rigonfia di retorica e di ipocrisia, basata su simbologie per nulla chiare.

giovedì 29 gennaio 2015

American Sniper


MinimaRecensione - American Sniper

American Sniper, storia di guerra di vita di morte


American Sniper di Clint Eastwood è un bel film americano correlato alla tragedia dell'11 Settembre.
Portare al cinema la storia (vera) di un cecchino texano, arruolatosi nel corpo speciale dei Navy SEALs durante la guerra in Iraq, è una scelta intelligente e per nulla scontata dati i paradossi insanabili racchiusi in questa storia estrema di guerra, di vita, di morte.
Uscendo dalla sala, pensosa e profondamente toccata, ho avuto la sensazione di aver visto un film diverso dalla maggior parte delle persone che lo hanno tacciato di americanismo spinto fino alla peggior propaganda guerrafondaia di stampo imperialista.
Nulla di tutto ciò.
La storia (vera) di Chris Kyle, interpretato da un convincente Bradley Cooper, è una storia americana per antonomasia, così come molto americana è la quasi totalità del cinema del mitico Clint Eastwood.
E' evidente a chiunque che la prospettiva di questo gigante del cinema non sia mai stata quella del filantropo pacifico, pacificatore dell'umanità.
Tuttavia in American Sniper - più che in molti altri suoi splendidi film - sono evidenziate con meritevole schiettezza, e con la maestria del miglior cinema made in USA, le aporie riconducibili alla logica perversa della guerra.
Le conseguenze della guerra sui rapporti familiari e sul fragilissimo equilibrio psichico dei reduci sono inquadrate da una prospettiva umana piuttosto delicata, a tratti commovente.
Il finale ai limiti del surreale, che vede Chris Kyle sopravvivere all'orrore terrifico incorporato nella missione militare ma soccombere di fronte alle sue insanabili contraddizioni, corrisponde precisamente al vero.
American Sniper è costruito in modo cinematograficamente sapiente e asciutto, con l'unico difetto di concedere troppo spazio agli scambi in tempo reale cecchini/guerriglieri e con l'eccessivo rimando a un modello da video game che adombra la pellicola di ridondanza.

sabato 3 gennaio 2015

Improvvisazioni



Alle prove tecniche di buoni propositi
Preferisco le improvvisazioni senza partitura
Sinfonie imperfette
Sinfonie al di là del bene e del male

Il mondo



Il mondo è tondo.
Non è duale, non è lineare.
Caso e caos, due scombinatori formidabili.
Umane aperture, anime permeabili.

sabato 20 dicembre 2014

L'amore non sbaglia



Quando sento dire che un amore è sbagliato non ci credo mai fino in fondo.
L'amore sbagliato è un ossimoro.
L'amore, se è amore, è giusto in quanto tale.
Se si ha la fortuna di amare in modo profondamente innamorato, se si ama al di là del tempo che passa e dello spazio che divide, l'amore è la cosa più giusta che esista nella vita di un essere umano.
L'amore non sbaglia.
L'amore ha la sua intrinseca precisione pur essendo figlio del mistero dei misteri.
A noi tocca il difficile compito di riconoscerlo per davvero, di accettarne le conseguenze, senza contrastarlo, senza maltrattarlo, senza svilirne la potenza disorientante e al contempo magnifica.
L'amore è il magnifico, per eccellenza.

lunedì 15 dicembre 2014

Treccia di luna




Pioggia di luna intera
Terra inzuppata d'amore
Treccia di sale di onda di vento
Tre gocce, un sol canto

giovedì 4 dicembre 2014

Essenza




L'essenza di questa assenza si chiama amore.
Negare equivale a abortire.
La fuga tradisce il cuore.
E gli occhi umidi si fanno udire.
Il Noi ferito, offeso, abbandonato.
Riduzione dall'Uno al Dimezzato.
Nulla di tutto ciò vorrei patire.
Il vento saprà virare nel buon favore.

mercoledì 26 novembre 2014

Foglia sfogliata





Stanotte il sogno
E' lettera innamorata
Stropicciata di vento
Madre tormento
Foglia ancora sfogliata
Luce del bisogno

domenica 23 novembre 2014

Il giovane favoloso. Giacomo Leopardi



MinimaRecensione



Il giovane favoloso. Una occasione perduta.



Era estate quando uscirono recensioni interviste annunciazioni, con pretese di rivelazione rivoluzionaria, sul nuovo film di Mario Martone, Il giovane favoloso, dedicato a Giacomo Leopardi.

Da grande appassionata dell'opera di Leopardi, uno dei più straordinari pensatori di sempre, confesso che il titolo mi pose da subito in posizione di allarmata curiosità.

Favoloso: in che senso?
Vuoi vedere che finalmente ritroveremo il genio leopardiano restituito alla sua strabiliante grandezza, senza parole vuote su presunto pessimismo/ottimismo...

A incuriosirmi, in modo meno allarmante, furono poi le dichiarazioni del regista in merito al desiderio di riabilitare gli aspetti luminosi e positivi del pensiero leopardiano, nonché la preannunciata restituzione dei giusti contorni all'ambiente familiare, con tanto di riabilitazione della figura di Monaldo (padre di Giacomo).

Ebbene, dopo la visione tardiva del film, mi ritrovo alquanto spaesata.

Provo a tenere insieme, isolandole dal senso generale di spaesamento, le sensazioni più gradevoli.

Elio Germano è bravissimo, la scelta di Martone di affidargli il ruolo di Giacomo è davvero felice.

La fotografia è di buon livello, stessa cosa direi della regia (in senso strettamente cinematografico) non fosse che qui si aprono una serie di parentesi che spostano in zone ammantate di disagio.

Ci sono infatti alcune incursioni teatrali di dubbio gusto, decisamente fuori contesto narrativo, soprattutto nella seconda parte del film.

L'attenzione dedicata agli aspetti delle costellazioni negative che gravano intorno alla salute di Giacomo Leopardi appare a tratti morbosa e sortisce l'effetto di sfuocare la portata immensa del suo genio creativo.

Inoltre, non ho visto alcuna riabilitazione della figura di Monaldo né ho potuto cogliere nuovi tagli interpretativi sul contesto familiare leopardiano.

E la scelta di suddividere il film in filoni narrativi legati quasi esclusivamente agli spostamenti geografici da Recanati a Firenze, a Roma e a Napoli, mette in luce le grandi ombre sulla cura dedicata alla sceneggiatura.

Ecco perché a Il giovane favoloso mi ritrovo a apporre il sottotitolo di Una occasione perduta.

Dovessi rispolverare i giudizi delle Scuole Medie - quando mi scoprivo con meraviglia e stupore innamorata della poesia di Giacomo Leopardi, al punto da portare all'esame di terza media Alla luna e altre splendide poesie semi-sconosciute - conferirei al film di Martone un bel Sufficiente++ (giudizio appioppato diverse volte ai miei commenti critici, refrattari alle categorie preordinate del pensiero).