martedì 28 agosto 2012
Il paradosso di nome Maddalena
Un commerciante della zona mi dice che ho tanto (troppo!) coraggio a esser diventata amica dell'attore genovese-siciliano più premiato degli ultimi anni.
Considerato il personaggio in questione la raccomandazione è comprensibile.
Tuttavia, dopo cinque anni di vita vissuta nella terra di nessuno denominata Maddalena, continuo a non comprendere con quale coraggio gli abitanti, i commercianti, le amministrazioni locali e i politicanti possano continuare a negare a oltranza la vera tragedia radicata tra le antichissime pietre di questi vicoli.
Il paradosso rasenta il ridicolo.
E la differenza del livello di rischio è data dal fatto che il premuroso commerciante si può permettere di urlarmi scherzosamente in piazza che sono coraggiosa/mezza matta, mentre della questione centrale nessuna persona sana di mente qui si azzarderebbe mai a parlarne neppure in privato.
Tutti dimentichi del principio fondamentale che nulla dovrebbe mettere più paura agli umani della creazione di un tabù.
giovedì 19 luglio 2012
Genova 19 luglio 2001
La memoria non può avere solo vocazione tragica
11 anni fa a Genova si svolse una delle più belle feste di piazza di tutta la storia di battaglie civili del nostro paese. Un fiume coloratissimo di cittadini provenienti da tutti i continenti arrivarono in Piazza Carignano per unirsi ai migranti decisi a manifestare per i loro diritti primari.
I genovesi a centinaia si affacciarono dalle finestre per applaudire, per dimostrare la loro partecipazione all'idea che un mondo migliore fosse davvero possibile.
Alcuni mollarono tutto per unirsi alla festa, fatta di musica e di voglia di ballare.
Quello spirito non fu minimamente intaccato dal clima di violenza inscenato nei giorni precedenti: i blindati, le centinaia di containers minacciosi, la presenza snervante degli elicotteri, i vari proclami di guerra lanciati da più parti, non bastarono a scalfire di un millimetro le forze umane più costruttive.
Ricordare la manifestazione dei migranti del 19 luglio 2001 è fondamentale.
La memoria non può avere solo vocazione tragica.
Genova e il mondo dovrebbero saper ricordare anche quella festa meravigliosa.
giovedì 7 giugno 2012
Titoli per giocare 4
Gioco del rimescolamento dei titoli
sul far dell'estate
ll castello dei destini incrociati, Italo Calvino
Yoga, Giorgio Renato Franci
Ufficio di scollocamento, Simone Perotti e Paolo Ermani
Viaggio in Sardegna, Michela Murgia
Il Tempo e l'Altro, Emmanuel Levinas
Filastrocca di giugno
Viaggio di scollocamento dei destini incrociati
Il castello in Sardegna
L'altro ufficio e il tempo Yoga
domenica 27 maggio 2012
Sogni e metamorfosi
Ci sono notti di sogni più realistici della realtà.
Immagini e incontri e dialoghi, corredati da espressioni di rabbia o dubitative, che fanno invidia alle migliori sceneggiature.
La potenza della atmosfere oniriche può condizionare l'umore, riuscendo in parte a destabilizzare lo scorrere delle ore diurne.
Metamorfosi dell'inconscio si rispecchiano nella coscienza per interrogarla.
Stati sobri d'incoscienza si alternano all'ubriachezza della ragione.
Chi sono oggi?
Chi sono stata ieri?
Chi sarò domani?
Sono ciò che divengo.
Sono stata quel che ho potuto divenire.
Diverrò figlia del cerchio fatato delle metamorfosi.
Sarò la fata delle mie intenzioni.
sabato 5 maggio 2012
Titoli per giocare 3
Appuntamento primaverile con i titoli per giocare.
Dalle pile di libri sparsi ovunque, ne emergono 7
Lo scherzo, Milan Kundera
Bambini nel tempo, Ian McEwan
Non buttiamoci giù, Nick Hornby
L'umiliazione, Philip Roth
L'Italia e i suoi tre stati, Massimo L. Salvadori
Invito a una decapitazione, Vladimir Nabokov
I sognautori, Stefano Lanuzza
Ecco la filastrocca del rimescolamento
Invito l'Italia e i suoi sognautori a una non umiliazione
la decapitazione nel tempo e giù i tre stati
bambini
buttiamoci lo scherzo
venerdì 20 aprile 2012
CoscienzAcritica?
Condivido a pieno e ringrazio David Bidussa per la chiarezza dell'argomentazione nel suo articolo
E' possibile scrivere la storia delle stragi dell'Italia degli anni '70?
del quale suggerisco l'attenta lettura
Lo ringrazio soprattutto dopo aver letto l'instant book 43 anni di Adriano Sofri e dopo aver visto il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana.
Confesso che in questi giorni sono parecchio disorientata.
Confesso che in questi giorni sono parecchio disorientata.
Confesso di essere anche addolorata dall'aver appreso cose che non sapevo e mai avrei immaginato.
Mi riferisco, in particolare, agli stretti rapporti che legarono gli Anarchici milanesi a loschi individui sedicenti mussoliniani e palesemente fascisti.
Avevo 3 anni nel '69.
L'unico modo a disposizione per comprendere il clima di quel periodo è stato leggere tutto quel che trovavo, vedere e rivedere le puntate de La notte della Repubblica di Sergio Zavoli, assistere a dibattiti e interviste, cercare di individuare i possibili fili di connessione con quel terrorismo col quale ho convissuto mentre crescevo, interpellare tante persone informate sui fatti, tempestare mia madre (Insegnante di Storia e Filosofia molto impegnata) di domande su cosa fosse accaduto nelle scuole negli anni dal '66 al '69.
In realtà avrei voluto scrivere un pezzo su questo blog, cercando le parole per descrivere le emozioni di una parte della mia generazione (quella degli 'splendidi' quarantenni) mentre assiste alla proiezione del film di Giordana o si appresta alla faticosa lettura dell'instant book di Sofri.
Invece non è possibile.
Non posso scriverne perché a questo punto, dopo essermi documentata (o dopo aver creduto di esserlo), mi sento tragicamente ignorante e, inoltre, percepisco la presenza di strane ombre che aleggiano intorno a ogni mio pensiero.
Il pezzo lo avrei voluto intitolare CoscienzAcritica: la A di anarchia, già.
Ma come conoscere e riconoscere e comprendere oggi quegli aspetti della realtà anarchica milanese che mi sono sempre sfuggiti per lunghi anni?
Allo stato attuale di conoscenza dei fatti mi accorgo di essere in grado di scrivere solo un elenco di domande inquietanti da rivolgere a chi in quel periodo aveva superato l'adolescenza.
Eppure, come si usa dire, credevo appunto di essermi documentata.
E' che il 'documentarsi' in questo guazzabuglio storico e politico, come dice David Bidussa, non basta affatto né a conoscere né a comprendere.
lunedì 12 marzo 2012
Caro inconscio, ti scrivo. Scrivere del non riuscire a scrivere
Confusione a profusione.
Devo scrivere, voglio scrivere.
Invece la mente non riesce a concentrarsi per più di tre minuti sulla stessa cosa.
Nell'anima frammentata si affastellano immagini, pensieri, idee, fantasie, ricordi di un passato interamente sospeso, visioni future da reinventare.
Il cuore ha smesso di far sentire il suo battito da oltre un anno.
Sulla fiducia so che continua a onorare in silenzio il lavoro fondamentale a tenermi in vita.
Se solo si degnasse, qua e là, di tornare a offrirmi qualche segnale musicale della sua presenza...
Se soltanto fosse così generoso da regalarmi un battito sonoro, forse saprei come uscire da certi stati di confusione che all'improvviso s'impossessano del mio spazio vitale, impedendomi di scrivere.
Prima del 2011 non ho mai vissuto col cuore in letargo.
Trovarmi a fare i conti con questa inedita condizione mi rende stancamente instabile.
Inciampo di continuo.
Mi riempio di lividi mentre scontro per distrazione contro spigoli materiali.
Mi aggroviglio dentro matasse di ostacoli immaginari.
Il senso della prospettiva è alterato, la bussola funziona a rovescio.
Per fortuna ho a disposizione molte risorse terapeutiche.
Ascolto un bel pezzo musicale e la vita viaggia in bellezza anche a cuore spento.
Leggo, cammino, salgo in moto, vado al mare, pratico yoga, scruto le ardesie di Genova dal terrazzo, litigo con la gatta, qualche volta parlo da sola, certe volte canto a squarciagola gli U2 sovrastando la bella voce di Bono.
Tanto non dò fastidio a nessuno: qui nel cuore della città vecchia, osare lamentarsi è impensabile.
Ché, per dirne una delle più frivole, i miei vicini interisti-genoani sono soliti deliziarmi la domenica mattina con un repertorio neo-melodico da far invidia a Tony Bollore e Mimmo Calore.
Per assurdo sto scoprendo che quando non riesco a scrivere, l'unico rituale denso di potere taumaturgico, è scrivere di non riuscire a scrivere.
Da un lato la faccenda può apparire persino divertente (almeno nei suoi risvolti ironici).
Osservata da un'angolatura meno casuale, in sincerità, mi getta in allarme.
Non voglio ipotizzare che la nevrosi si stia a poco a poco impossessando delle mie facoltà mentali - quindi delle mie energie creative - a tal punto da ricattarle inconsciamente.
Perciò, mentre scrivo del non riuscire a scrivere, invoco l'unione tra consapevolezza e inconsapevolezza del mondo del caos.
Caro inconscio, ti scrivo
Per potente che tu sia, mi ipnotizzi ma non mi terrorizzi
Ti invito a ballare All I Want is You
Seguimi
Tira fuori rabbia e dolcezza
Per favore
Tuffati con me alla ricerca del battito perduto
Iscriviti a:
Post (Atom)






